La prima guerra mondiale

Le origini della prima guerra

La Grande Guerra fu il risultato di un sommarsi costante di tensioni. L’attentato a Francesco Ferdinando non fu altro che la goccia che fece traboccare il vaso.

I due blocchi che si erano andati formando erano portatori di una serie di problematiche che, in un contesto di decollo industriale, di nazionalismo e politica di potenza, si fecero incandescenti: il revanscismo francese, la paura di accerchiamento dei tedeschi, la corsa agli armamenti navali fra la stessa Germania e la Gran Bretagna, la rivalità austro-russa nei Balcani e, in misura minora, l’irredentismo italiano.

Due divennero i punti di tensione: il Marocco e i Balcani. Riguardo al Marocco, con le crisi del 1905 e del 1911, si sfiorò due volte la guerra. Alla fine la Francia si vedeva riconosciuto il protettorato dello stato africano, frustrando le aspirazioni tedesche ad una espansione coloniale di primo piano.

Diversi furono gli esiti del focolaio balcanico. Zona che si era fatta incandescente con la crisi dell’Impero Ottomano e che lasciava spazio alle potenze regionali per le proprie velleità espansionistiche. La nuova crisi conosciuta dagli Ottomani nel 1908, con la rivoluzione dei “giovani turchi”, portò gli austriaci ad annettersi in via definitiva la Bosnia e l’Erzegovina. Una mossa che scontentava l’Italia, dati i termini della Triplice Alleanza, ma in particolar modo la Serbia, la quale mirava alla costruzione di un grande Stato slavo, e la Russia, naturale alleata dei serbi.

La nuova sconfitta degli Ottomani con gli italiani nel 1911 per la Libia, fu un ulteriore segnale di indebolimento dell’impero, di cui cercarono di approfittare gli stati vicini: due successive guerre, nel 1912 e nel 1913, portarono Serbia, Montenegro, Grecia, Bulgaria, Turchia e Romania a scendere in guerra, secondo alleanze mutevoli. Il risultato fu largamente sfavorevole per gli imperi centrali: il loro alleato, l’impero ottomano, veniva definitivamente estromesso dall’Europa, salvo che per una parte della Tracia. Altro Stato alleato, la Bulgaria, vedeva un ridimensionamento territoriale. La Serbia, la grande nemica, aveva raddoppiato l’estensione del suo regno.

In questa situazione l’attentato del 28 giugno 1914 ai danni dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, a Sarajevo, mise in moto una reazione a catena sostanzialmente inaspettata e dalle conseguenze impreviste. Dopo avere rivolto un duro ultimatum alla Serbia, al fine di svolgere ampie indagini sull’attentato, l’Austria le dichiarò guerra il 28 luglio. La Russia, alleata della Serbia, rispose con la mobilitazione delle forze armate (che non equivale ad una entrata in guerra, ma ad una preparazione per l’eventualità). A quel punto entrava in gioco la Germania, la quale dichiarò guerra alla Russia. Alla mobilitazione delle forze armate francesi, in sostegno dell’alleato russo, rispose nuovamente la Germania dichiarando guerra anche alla Francia. Immediatamente i tedeschi passarono all’offensiva, adottando il “piano Schlieffen” (che prevedeva un massiccio attacco contro la Francia per una rapida vittoria, in modo da concentrarsi sulla Russia in un secondo momento) e invadendo il neutrale Belgio. A quel punto, anche l’Inghilterra dichiarava guerra alla Germania. Era il 5 agosto. Con la successiva entrata in guerra di Giappone, Italia, Portogallo, Romania, Grecia e infine Usa al fianco della Triplice Intesa, della Romania e della Turchia al fianco degli Imperi Centrali, e con la mobilitazione delle colonie europee, il conflitto toccava, seppure con coinvolgimenti molto diversi, tutti e cinque i continenti.

Le responsabilità della guerra

L’articolo 231 della pace di Versailles avrebbe individuato nell’aggressività tedesca la causa scatenante della guerra, addossando così alla Germania la responsabilità dell’accaduto. La storiografia recente ha invece utilizzato nuove categorie: il dilemma della sicurezza, la strategia di rischio, la politica coercitiva, le disposizioni strategico-militari offensive.

Il dilemma della sicurezza è il metro usato in politica estera: il tentativo di accrescere la propria sicurezza che equivale, spesso, all’aumentare della sensazione di insicurezza da parte degli Stati, i quali vengono così spinti a fare altrettanto, creando un circolo vizioso (ad esempio il riarmo navale tedesco spinse i britannici a fare altrettanto). Con l’esaurirsi della corsa alla colonia e il cristallizzarsi del sistema di alleanze fra Triplice Intesa e Triplice Alleanza, portò il dilemma della sicurezza a configurarsi come gioco a somma zero: ad ogni vantaggio di uno, corrisponde uno svantaggio per un altro, riducendo così ai minimi lo spazio di negoziazione. La strategia del rischio e la politica coercitiva sono i tentativi di indurre gli altri ad accettare scelte indesiderabili, creando così, in ogni azione, un margine di rischio. Il tutto veniva aggravato dalle strategie militari offensive: ovvero la preparazione di piani fondati sulla guerra di movimento e sull’aggressività, altro fattore che giocò un ruolo nel decorso della crisi.

Oltre a queste categorie bisogna tener conto che la politica di potenza perseguita dalla Germania portava in sé una riduzione dell’egemonia inglese, ritenuta dai britannici inaccettabile. Al contempo, il revanscismo era un grande fattore di coesione per la Terza Repubblica francese. L’Austria era poi spinta a salvare l’integrità del suo impero, mentre la Russia ambiva ad espandersi verso Costantinopoli.

Date queste motivazioni, non si può trovare una causa unica allo scoppio della guerra, né ritenerla inevitabile. Al contempo, assolutamente imprevedibile era lo scoppio di un conflitto di dimensioni epocali così come sarebbe poi avvenuto.

Una nuova tipologia di conflitto

Con il fallimento del piano Schlieffen, venne meno la possibilità di una guerra rapida e di movimento: già alla fine del 1914 si configurava una nuova tipologia di guerra. La guerra di posizione. Caratteristiche di questa guerra sarebbero diventate le trincee, il sostanziale equilibrio fra le parti, il numero elevatissimo di morti e l’esiguità di territorio conquistato. Una guerra di logoramento che portava con sé un livello di distruzione mai conosciuto. Fra gli effetti di questa guerra anche l’introduzione del genocidio: lo sterminio del popolo armeno da parte dei turchi, anticipò quello ebreo da parte dei nazisti.

Una guerra di massa

Caratteristica principale della Grande Guerra è la sua dimensione di massa. Masse enormi di combattenti furono coinvolti nelle operazioni belliche, e altrettanto enormi furono le perdite umane e le distruzioni provocate dall’utilizzo di armamenti bellici nuovi.

Per la prima volta la guerra si configurava come “guerra totale”, nel senso che non veniva combattuta solo sul fronte, ma che le sue dimensioni richiedevano una mobilitazione totale anche da parte dell’economia e della società civile.

Uno sforzo senza precedenti fu fatto dai diversi Stati al fine di mobilitare l’intero apparato produttivo a fini bellici: il lavoro delle industrie e l’approvvigionamento furono completamente indirizzati per sostenere lo sforzo bellico; lo stato si faceva così per la prima volta protagonista principale nella regolazione economica della vita bellica. Al contempo questo fenomeno portò all’accelerazione di altri fenomeni già in corso di concentrazione industriale e finanziaria.

Oltre al maggiore intervento nel campo della produzione, l’ingerenza statale si fece estremamente ampia nel finanziarie la guerra, attivando ogni canale disponibile: l’imposizione di tasse, la contrazione di debiti, l’inflazione. Prese soprattutto forma un complesso sistema di prestiti internazionali che, fra le altre cose, ebbe come conseguenza l’ascesa degli Usa a grande paese creditore.

Con la guerra si poneva così fine allo stato elitario e liberale. Allo stesso tempo la società di massa compieva il suo salto qualitativo decisivo. La società civile venne infatti sottoposta a pressioni senza precedenti: oltre a subire in prima persona gli effetti della guerra, con la distruzione delle città e le difficoltà di approvvigionamento, fu sottoposta a una militarizzazione della vita quotidiana e del lavoro. Una pressione che esigeva allo stesso tempo uno sforzo statale per mantenere il consenso e che si tradusse in due aspetti pratici: da un lato l’utilizzo massimo dei nuovi mezzi di comunicazione per dispiegare la propaganda; dall’altro un’estensione della legislazione sociale.

Il consenso per la guerra

Inizialmente la guerra fu accolta con ondate di entusiasmo. All’origine un concatenarsi di fattori: un costante accumularsi di tensioni unito alla “noia” per i regimi liberali, che fecero apparire la guerra come evento liberatorio; una disabitudine agli eventi bellici vissuti sui propri territori; una nazionalizzazione delle masse che aveva introdotto appieno i germi del nazionalismo e dell’odio per le civiltà rivali.

Segno evidente del consenso con cui si andò verso la guerra fu l’atteggiamento dei socialisti. Nonostante il carattere pacifista e internazionalista, i diversi partiti socialisti sostennero lo sforzo bellico dei propri Paesi, a partire dalla Spd tedesca che, per prima, votò a favore dello stanziamento dei fondi per la guerra. Ferrei oppositori rimasero i socialisti russi e serbi, mentre in Italia il Psi finì per adottare la formula “né aderire né sabotare”. Ormai però l’esperienza della II Internazionale era conclusa.

Il consenso alla guerra lacerò fortemente anche il mondo cristiano. Benché Benedetto XV condannasse a più riprese “l’inutile strage”, all’atto pratico le gerarchie ecclesiastiche delle singole nazioni sostennero al meglio lo sforzo bellico.

Solo nel 1916 cominciò a serpeggiare il malcontento e la disillusione, con lo scoppio dei primi scioperi e di agitazioni, che però non presero la forma di un’organizzata opposizione all’evento bellico.

Le conseguenze della guerra e i trattati di pace

Le dimensioni epocali della guerra sono ancor più evidenziate dalla sua fine e dagli effetti che produsse. Quattro imperi (quello zarista, quello asburgico, quello tedesco e quello ottomano) sparirono. Gli Usa divennero la prima potenza mondiale, primo Paese creditore. Il mondo coloniale, sottoposto alla pressione della guerra e di fronte all’indebolimento delle potenze europee, fu scosso dall’accelerazione della formazione di movimenti nazionali. Nuove ideologie prendevano vita: dal mondo immaginato da Roosvelt con i “14 punti” all’ideologia comunista che prendeva forma (altra conseguenza epocale della guerra fu infatti proprio la rivoluzione bolscevica).

Nel gennaio 1919 i delegati dei paesi vincitori si riunirono a Parigi per discutere i termini della pace. Presero così forma una serie di trattati di pace (di cui il più importante era quello di Versailles) che ridisegnavano l’Europa.

La Germania subiva un trattamento umiliante: costretta a cedere alla Francia l’Alsazia e la Lorena, altre fasce di territorio alla Danimarca e il corridoio di Danzica, alla rinata Polonia, le sue colonie ad Inghilterra e Francia, smembrata così del proprio territorio (la regione della Prussia Orientale risultava infatti staccata dal resto del Paese) fu costretta inoltre a subire l’occupazione della Saar, a smilitarizzare le rive del Reno, a vedere ridotto il proprio esercito ad un numero esiguo di uomini e a subire una quasi cancellazione della propria flotta; a tutto ciò occorreva poi aggiungere l’imposizione di una cifra iperbolica (132 miliardi di marchi-oro) da pagare per i danni di guerra.

Successivi trattati definirono le sorti degli altri Paesi. L’impero austriaco veniva smembrato: dalle sue ceneri nascevano la Cecoslovacchia, la Polonia e la Jugoslavia. L’Austria e l’Ungheria subivano ridimensionamenti territoriali, di cui una parte a vantaggio dell’Italia che acquisiva il Trentino, il Sud Tirolo, Trieste e Istria. Ridimensionamenti furono subiti pure dalla Bulgaria. Stessa sorte subì la Turchia: gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo vennero internazionalizzati, alcune isole andarono alla Grecia, il Dodecaneso e Rodi all’Italia, Cipro all’Inghilterra la quale, insieme alla Francia, si accaparrò i possedimenti medio-orientali tramite la formula del “mandato”.

Intorno alla Russia comunista sorgeva poi un vero e proprio cordone sanitario formato da nuovi stati: Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania.

Una pace quindi punitiva ed umilianti nei confronti degli sconfitti (a partire dal fatto che tali Paesi non vennero invitati neanche a discutere i diversi trattati) e che sarebbe stata foriera delle nuove tensioni che sarebbero poi degenerate nella Seconda Guerra mondiale. La pace era infatti il risultato di diverse esigenze che finirono per scontentare tutti.

Da un lato vi era la volontà francese di annientare completamente il nemico tedesco unita all’interesse inglese a mantenere intatto il proprio impero coloniale; l’Italia chiedeva la piena applicazione degli accordi con cui era entrata in guerra (che prevedevano anche l’annessione della Dalmazia e alcune annessioni in Medio-Oriente). Obiettivi che si scontravano con quelli del grande alleato americano, gli Usa entrati in guerra sulla scorta dei 14 punti di Wilson, un impegno quindi ideologico che prevedeva fra i diversi aspetti il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Il risultato fu quindi negativo per tutti quanti: l’Europa riusciva ridisegnata, con nuovi stati che in realtà vedevano al loro interno una difficile convivenza di diverse etnie e che non posavano su basi economiche stabili; un senso di profonda frustrazione da parte tedesca; un non pieno soddisfacimento da parte dei francesi; una velleità di potenza italiana non soddisfatta; il tradimento delle aspirazioni all’autodeterminazione da parte dei popoli colonizzati; un isolamento della Russia sovietica. Il senso profondo di questo fallimento fu dato dall’esperienza della Società delle Nazioni. Auspicata da Wilson nei 14 punti, voluta da questi come organismo internazionale in grado di dirimere le controversie e far rispettare l’applicazione degli altri punti (fra cui il principio della porta aperta nel commercio, abolizione della diplomazia segreta, libertà di navigazione), presentò sin dalla sua nascita i segni del suo futuro fallimento. Gli Usa infatti non entravano nella Società (Wilson fu sconfessato dal Senato, sintomo del futuro isolamento in cui gli Usa si rinchiudevano), e da questa erano esclusi in partenza i Paesi sconfitti e la Russia. La Società delle Nazioni finiva così per diventare uno strumento nelle mani di Inghilterra e Francia, le quali non avevano però alcuna forza per stabilizzare l’ordine mondiale.

About these ads
Commenti
  1. 85878 scrive:

    Hey there, I just wanted to see if yoou ever have any
    trouble with hackers? My last wordpress blog at http://lastoriacontemporanea.com/appunti-per-studenti/la-prima-guerra-mondiale/ was hacked and I
    ended uup losing months of hard wor due to no back up.
    Do you have any solutions to stop hackers? I have got to ask though, but where exactly did
    you get youjr blog style: did you find it somewhere or did you
    make it by yourself? A template like your own with solme quick changes would truly make my page sstand out.
    Tell mee where you got your template when you get the chance.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...